domenica 22 marzo 2009

Fare il pane (e i panini con semi di papavero e di lino)

Come un virus, la "moda" di fare il pane in casa ha colpito anche me, trasmesso da un amico che ringrazio per questa piacevole malattia.
Per adesso, e credo per "sempre" mi limito a fare il pane con la macchina del pane (mdp). Ho scoperto in diversi siti visitati che ci sono "i puristi" che usano sono lievito di pasta madre (che portano con se in vacanza), i quali guardano con commiserazione a quelli che invece "più praticamente" fanno uso della mdp. Io non sono purista e mi accontento di sperimentare, almeno finché mi divertirò a farlo. Come mi era stato detto, le ricette della mdp sono abbastanza deludenti. Per fare un buon pane bianco la ricetta del mio amico dice:
100 gr di farina 0 (manitoba)
100 gr di farina di semola
100 gr di farina 00
200 gr di acqua (proporzione 2/3 rispetto alla farina)
1 e 1/2 cucchiaino (moka) di sale
1 e 1/2 cucchiaino (moka) di zucchero
1 e 1/2 cucchiaino (moka) di lievito di birra essiccato (pane angeli per pane/pizza)

La mdp insegna che occorre mettere prima l'acqua il sale e lo zucchero, quindi le farine e in una fossetta della farina il lievito. Questo soprattutto nel caso in cui si programmi la mdp perché il pane sia pronto ad una certa ora. Questo è l'aspetto che più mi è sembrato interessante, perché in questo modo posso avere del pane fresco al mattino per la merenda a scuola dei figli, e quindi di nuovo del pane fresco a sera quando rientriamo.

Il pane ottenuto con questa ricetta è abbastanza buono, ma non si mantiene a lungo.

Naturalmente tra le prime idee che mi sono venute da quando faccio il pane (1 settimana da oggi), c'è quella di acquistare farina bio di diversi tipi e fare diverse prove.
Ho acquistato farina integrale di farro, integrale di avena, integrale di grano, e poi bio di semola e bio 0 (manitoba). Ho acquistato anche semi di lino e di papavero.

A proposito di farine bio e panificazione, ho trovato molto interessante questo post di Dario Bressanini sul Blog "Scienza in cucina" su Le Scienze: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/03/09/le-difficolta-del-pane-biologico/

Tre le prove degne di nota, sia per gusto finale sia per durata della bontà del pane riporto questa ricetta (per brevità Pane di farro, ma è riduttivo)
120 gr di farina 0 (manitoba)
100 gr di farina di semola
80 gr di farina integrale di farro
200 gr di acqua (proporzione 2/3 rispetto alla farina)
1 e 1/2 cucchiaino (moka) di sale
1 e 1/2 cucchiaino (moka) di zucchero
1 e 1/2 cucchiaino (moka) di lievito di birra essiccato (pane angeli per pane/pizza)

Per questo pane utilizzo la modalità di impasto per pane integrale (riscaldamento iniziale degli ingredienti).

Oggi (domenica) avendo un po' di tempo a disposizione ho provato a fare Panini con i semi di lino e con i semi di papavero. Ho utilizzato la mdp solo per impastare e lievitare quindi ho continuato a mano e cuocendo nel forno. I panini sono eccellenti. Ecco la ricetta (12 panini):

150 gr di farina 0 (manitoba)
200 gr di farina di semola
150 gr di farina 00
100 gr di farina di farro
400 gr di acqua
2 e 1/4 cucchiaino (moka) di sale
2 e 1/4 cucchiaino (moka) di zucchero
2 e 1/4 cucchiaino (moka) di lievito di birra essiccato (pane angeli per pane/pizza)

Pochi minuti prima che la mdp iniziasse la cottura ho estratto l'impasto, ho lavorato l'impasto con un po' di farina di semola.
Ho quindi diviso l'impasto in due parti. Con una metà ho preparato 6 panini che sono stati passati in un piatto nel quale ho posto i semi di papavero (bagnati perché sciacquati sotto l'acqua corrente in un colino e poi ben scolati), finchè la loro superficie è risultata completamente coperta di semini. Nell'altra metà ho mescolato un pugno di semi di lino che avevo lasciato in ammollo in una tazza per circa due ore. Ho aggiunto ancora un po' di farina di semola (per asciugare l'umidità introdotta con i semi), quindi ho formato 6 panini che ho passato nella farina di semola prima di porli sulla teglia insieme agli altri. Ho posto la teglia in forno spento ma precedentemente riscaldato a 50 gradi, lasciando riposare i panini per circa 50 minuti prima di accendere il forno a 200 gradi e completare la cottura fino ad avere i panini ben dorati.
I panini sono piaciuti molto anche ai ragazzi, che in genere sono molto scettici verso le discontinuità di consistenza del cibo.... insomma credevo che la presenza dei semini non sarebbe stata apprezzata! Invece!!!

PS: Ho anche provato a inserire i semi di lino (circa 6 cucchiai x 12 panini) direttamente nella mdp: ottimo risultato.


venerdì 27 febbraio 2009

Gianrico Carofiglio

Oggi non sono andata in Istituto. E' raro che un evento esterno cui non sia "obbligata" a partecipare mi faccia fare una scelta di questo tipo. Anzi, credo che negli ultimi dieci anni non mi sia mai capitato, non per troppo senso del dovere ma perché il mio lavoro mi coinvolge e mi appaga.
Invece oggi ho deciso di andare alla presentazione del libro Né qui né altrove. Una notte a Bari di Gianrico Carofiglio, organizzato dalla Facoltà di Scienze Politiche.
Carofiglio mi interessa perché non solo è un bravo narratore, ma soprattutto perché il protagonista delle sue storie - sia esso l'avvocato Guerrieri o la voce narrante di quest'ultimo libro (ovvero l'autore..) - ha un modo di sentire e di porsi che mi è vicino. Molto. E' una questione di generazione? Oppure/anche il vivere in una "città di confine" (uso le sue parole) quali Bari o Catania fa si che ci sia questa assonanza? Questo modo di sentire, l'essere né qui né altrove, e la visione di ciò che ci circonda da un punto di vista "slightly out of focus" (queste sono ancora sue parole ma citava Robert Capa) mi e' familiare.

domenica 22 febbraio 2009

Gatti e riconoscimento

Ho fatto sterilizzare Mozart, il mio bellissimo gatto bianco e nero. Aveva iniziato a segnare il territorio e siccome il "suo" territorio coincide con quello di noi 4 umani di casa, non abbiamo avuto altra scelta. Mozart è figlio di Mirtilla, una bella gattona bianca a macchie nere, che ha concepito Mozart e i sui tre fratelli dopo una fuga da una casa di vacanza l'estate di due anni fa. Avevamo preso in affitto quella casa dopo accurata scelta tra le possibili, utilizzando il criterio che fosse "sicura" per la nostra gatta. Ma non è stato così: il richiamo dei gatti in amore di tutta "Donnafugata" è stato superiore alle nostre forze di trattenerla in casa. Non è stato un male, anzi: Mozart è rimasto con noi - gli altri sono andati a vivere con altre famiglie - e con la sua mamma fanno una felice coppia di gatti di appartamento. Anche se noi stiamo fuori quasi tutto il giorno, loro non sono mai soli, sono i padroni di casa e fanno una vita da gattoni felici e sereni.

Però quando Mozart è tornato a casa dopo la sterilizzazione è successo qualcosa di strano e per me inaspettato. Mirtilla, la mamma premurosa che ha continuato fino a pochi giorni fa a far mangiare per primo il figliolo, sebbene non proprio piccolo ormai, anzi fisicamente più grande di lei, ebbene si Mirtilla non ha accettato Mozart "sterilizzato". Lo sente "diverso": soffia, ringhia e lo tiene a distanza ormai da tre giorni. E' probabile che all'inizio sia stato lui a non farsi avvicinare. La prima notte dopo l'operazione abbiamo fatto in modo di lasciare Mozart tranquillo, lontano da Mirtilla per timore che - pur non volendolo - potesse infastidirlo. All'indomani li abbiamo lasciati tutto il giorno insieme, ma quando siamo rientrati abbiamo trovato che Mirtilla si poneva verso Mozart come se fosse un intruso. Non credo che lo abbia scambiato per un gatto mai visto prima. Lei è troppo eccitata e non lo molla un istante: è estremamente interessata a lui. Ma evidentemente lui fa un qualche "odore" nuovo e lei ne è terribilmente disorientata. Il primo giorno di questo nuovo atteggiamento della mamma, Mozart era mortificato e sopreso. Tendeva a nascondersi, probabilmente aveva anche bisogno di recuperare. Adesso sembra in piena forma, e allora le va dietro, le si butta davanti a pancia in aria, quasi a offrirsi. In ogni caso non indietreggia quando lei ringhia. E si inseguono in giro per la casa dando luogo a battaglie inusuali.

Sono abbastanza fiduciosa che prima o poi ritorneranno ad essere confidenti l'uno nell'altro. Ma quanto ci vorrà? Ed è poi vero che Mozart odora diversamente? Certo, l'intervento subito è causa di un diverso assetto ormonale: ma è possibile che questo sia "sentito" immediatamente dall'altro gatto?

domenica 8 febbraio 2009

Storie Spaziali

C'è un blog che seguo da circa un anno: Storie Spaziali che sul sito "le Scienze" è tenuto da Claudia Di Giorgio. Lo seguo perchè mi sono occupata e mi occupo di strumenti scientifici per fare esperimenti di astrofisica dallo spazio, ma anche (direi soprattutto) perchè sono molto curiosa su tutto ciò che riguarda l'esplorazione e l'uso dello "spazio". Inoltre il taglio che l'autrice dà al suo blog è molto azzeccato a parer mio.  
Oggi ho trovato un post che mi ha lasciata ammutolita:  il Testamento Biologico dell'autrice, scritto come atto di testimonianza civile. Sono ammirata per la forza di questo gesto. Brava.

Raccontarsi o Raccontare ??

Raccontarsi......
Ho aperto questo blog per capire come il software di blogger.com fosse strutturato, poiché in questo ambiente è stato aperto il blog "Professione Astronoma" cui collaboro. Insomma l'ho aperto per prendere dimestichezza con lo strumento. Al momento di scegliere il titolo ho pensato "Perché no? Magari ci prendo gusto ad avere  un blog" e ho pensato che "raccontarsi" sia proprio l'essenza di un blog. Però poi non ho raccontato nulla, o meglio non ho raccontato nulla di me come il titolo prometteva.
Perchè?
Ci ho pensato a lungo e sono giunta alla conclusione che ci si può raccontare solo se si è profondamente egocentrici. Non riuscirei a parlare di me senza parlare delle persone che mi sono care o dei miei amici. E a che titolo spiattellare in pubblico i miei pensieri e le mie emozioni se non riguardano solo me?? 
Conosco personalmente uno scrittore che  scrive in modo chiaramente autobiografico. Nei suoi racconti la moglie, i figli, gli amici sono ben identificabili. Leggere le sue storie, ben scritte e pure interessanti, mi procura sempre un certo imbarazzo, perchè mi mette nelle condizioni di essere a conoscenza di fatti ed emozioni che dovrebbero restare privati. Mi sono sempre chiesta: come vive sua moglie il sapere che le incertezze della loro relazione coniugale sono di dominio pubblico?
Allora? 
Magari cambierò il titolo del blog: raccontare..... credo mi sia più consono.


venerdì 6 febbraio 2009

Cittadina del mondo....

Occuparsi di astronomia significa essere parte di un una comunità internazionale molto viva, avere amici e colleghi con cui interagisci giornalmente in diverse parti del mondo: Europa, USA, Cina, Russia, Giappone.. Significa viaggiare molto per conferenze, riunioni di lavoro e osservazioni con telescopi nei posti più reconditi (lontano dalle luci della civiltà). Significa soprattutto vivere la propria professione 24 ore al giorno.
Ma viaggiare molto, vivere in un contesto internazionale, tirare tardi la sera per un esperimento, per un dato che intriga o per scrivere un articolo, è cosa comune alla maggior parte degli scienziati.
Quindi? Cosa c’è di speciale in Professione Astronomo/a? Ogni astronomo/a avrà la sua spiegazione, e sono sicura che alcuni probabilmente pensano che non ci sia proprio nulla di speciale.

Sono arrivata a Fisica dal liceo classico, per voglia di occuparmi di cose che immaginavo più concrete degli studi letterari. Al terzo anno ho scelto Astronomia per curiosità. Quando ho iniziato la mia tesi di laurea, forse è stata proprio la dimensione internazionale del lavoro che mi ha colpito maggiormente. Era la metà degli anni 80 e si coglievano i frutti delle prime osservazioni con telescopi dallo spazio e i primi grandi telescopi da Terra. In molti altri campi della scienza - ad esclusione della Fisica - si era ancora molto chiusi nei laboratori locali.
Insomma, fin da subito ebbi la percezione che la professione dell’astronomo fosse un po’ speciale! Non smetti mai di imparare, scopri sempre cose nuove, impari a non dare niente per scontato, e in più ti fa sentire cittadino/a del mondo.

Voler diventare astronoma per sentirsi cittadina del mondo è quello che mi ha detto Nakisa, una giovane studentessa iraniana che ho incontrato la scorsa estate. Sentire dalla sua bocca parole che era state anche mie, non solo mi ha molto colpita, ma mi ha anche ricordato che lo studio dell’Universo da sempre è riuscito a a legare e far incontrare culture diverse.

Pubblicato originariamente su http://www.professioneastronoma.it