Ho letto la lettera di Celli al figlio su la Repubblica (30-nov) e poi la risposta di Benedetta Tobagi (2-dic), e mi identifico nelle ragioni dell'uno e negli argomenti dell'altra.
Io faccio ricerca scientifica a Catania, una città dove gli sforzi e l'impegno serrato di un gran numero di persone - nel mondo accademico, nella scuola, nella magistratura, nella poca sana imprenditoria - non serve a nulla. Spesso ho l'impressione che ci sia una città nella città oppure una bolla parallela. Dentro questo guscio - molto ristretto e dalla buccia fragile - la Catania bene si muove in un contesto sociale non dissimile da quello di una qualunque grande città europea, ma fuori c'è la vera città, quella che è arretrata,violenta e spesso illegale.
Ho fatto per anni volontariato in questa città, oggi nella mia professione associo alla ricerca un impegno forte e volontario nella divulgazione scientifica, proprio perchè come dice B. Tobagi, l'unica via d'uscita è provare a seminare desiderio di cultura nel giovani per far intravedere loro l'esistenza di altro oltre lo squallore che li circonda.
Catania manca di una classe politica che abbia voglia di cambiare, che abbia visione e che desideri un futuro diverso. La nostra classe politica si autoalimenta e si rigenera sempre uguale coltivando privilegi, promesse al momento giusto e attenzione estrema verso gli interessi di coloro che sono in grado di esercitare un controllo mafioso del territorio (elettorato compreso). Questa classe politica fa si che la Catania "bene" stia dentro il guscio e non riesca a incidere se non all'interno del guscio stesso.
Voglio dire che in questa città i miei figli troveranno ancora un ottimo liceo dove formarsi, una decente ma non eccellente università dove specializzarsi, ma dopo?? Avranno alcuna possibilità di entrare nel mondo produttivo per merito e impegno? Il guscio è stretto e fuori è la giungla...
La novità degli ultimi tempi è cha la giungla si è estesa ovunque in Italia. La progressiva demolizione delle istituzioni pubbliche, lo scredito di cui è stata investita la scuola, il ridimensionamento dell'importanza sociale degli insegnanti, hanno visto come contrappasso l'affermarsi del compiacimento per il successo indipendentemente dal rispetto delle regole. La parola legalità si è svuotata di significato.
Il governare non è più inteso per un progetto comune e quindi non c'è possibilità di incidere per chi, come auspica B. Tobagi, si impegna perchè le cose cambino. Per farlo abbiamo prima bisogno di ricreare gli strumenti. Bisogna che non sia possibile consegnare la gestione politica del paese a chi ha interesse solamente a gestire i propri affari, alla stessa classe politica di oggi che riproduce se stessa. Io non ho la ricetta, vedo (o intravedo) solo in un massiccio sentimento di rinascita generale la possibiltà di cambiare. Non ho fiducia che questo possa avvenire dall'oggi al domani. A meno di non riuscire a trovare da qualche parte una personalità carismatica come Barak Obama, in grado di fare sognare le folle! Anche se da noi il carisma lo ottiene chi fa il furbo e mostra di saper gestire gli affari propri malgrado tutto e tutti.
Se non troveremo gli strumenti e il modo perchè la politica operi per un progetto comune, avrà ragione Celli a ritenere che sia preferibile fuggire da questo paese.

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