venerdì 27 febbraio 2009

Gianrico Carofiglio

Oggi non sono andata in Istituto. E' raro che un evento esterno cui non sia "obbligata" a partecipare mi faccia fare una scelta di questo tipo. Anzi, credo che negli ultimi dieci anni non mi sia mai capitato, non per troppo senso del dovere ma perché il mio lavoro mi coinvolge e mi appaga.
Invece oggi ho deciso di andare alla presentazione del libro Né qui né altrove. Una notte a Bari di Gianrico Carofiglio, organizzato dalla Facoltà di Scienze Politiche.
Carofiglio mi interessa perché non solo è un bravo narratore, ma soprattutto perché il protagonista delle sue storie - sia esso l'avvocato Guerrieri o la voce narrante di quest'ultimo libro (ovvero l'autore..) - ha un modo di sentire e di porsi che mi è vicino. Molto. E' una questione di generazione? Oppure/anche il vivere in una "città di confine" (uso le sue parole) quali Bari o Catania fa si che ci sia questa assonanza? Questo modo di sentire, l'essere né qui né altrove, e la visione di ciò che ci circonda da un punto di vista "slightly out of focus" (queste sono ancora sue parole ma citava Robert Capa) mi e' familiare.

domenica 22 febbraio 2009

Gatti e riconoscimento

Ho fatto sterilizzare Mozart, il mio bellissimo gatto bianco e nero. Aveva iniziato a segnare il territorio e siccome il "suo" territorio coincide con quello di noi 4 umani di casa, non abbiamo avuto altra scelta. Mozart è figlio di Mirtilla, una bella gattona bianca a macchie nere, che ha concepito Mozart e i sui tre fratelli dopo una fuga da una casa di vacanza l'estate di due anni fa. Avevamo preso in affitto quella casa dopo accurata scelta tra le possibili, utilizzando il criterio che fosse "sicura" per la nostra gatta. Ma non è stato così: il richiamo dei gatti in amore di tutta "Donnafugata" è stato superiore alle nostre forze di trattenerla in casa. Non è stato un male, anzi: Mozart è rimasto con noi - gli altri sono andati a vivere con altre famiglie - e con la sua mamma fanno una felice coppia di gatti di appartamento. Anche se noi stiamo fuori quasi tutto il giorno, loro non sono mai soli, sono i padroni di casa e fanno una vita da gattoni felici e sereni.

Però quando Mozart è tornato a casa dopo la sterilizzazione è successo qualcosa di strano e per me inaspettato. Mirtilla, la mamma premurosa che ha continuato fino a pochi giorni fa a far mangiare per primo il figliolo, sebbene non proprio piccolo ormai, anzi fisicamente più grande di lei, ebbene si Mirtilla non ha accettato Mozart "sterilizzato". Lo sente "diverso": soffia, ringhia e lo tiene a distanza ormai da tre giorni. E' probabile che all'inizio sia stato lui a non farsi avvicinare. La prima notte dopo l'operazione abbiamo fatto in modo di lasciare Mozart tranquillo, lontano da Mirtilla per timore che - pur non volendolo - potesse infastidirlo. All'indomani li abbiamo lasciati tutto il giorno insieme, ma quando siamo rientrati abbiamo trovato che Mirtilla si poneva verso Mozart come se fosse un intruso. Non credo che lo abbia scambiato per un gatto mai visto prima. Lei è troppo eccitata e non lo molla un istante: è estremamente interessata a lui. Ma evidentemente lui fa un qualche "odore" nuovo e lei ne è terribilmente disorientata. Il primo giorno di questo nuovo atteggiamento della mamma, Mozart era mortificato e sopreso. Tendeva a nascondersi, probabilmente aveva anche bisogno di recuperare. Adesso sembra in piena forma, e allora le va dietro, le si butta davanti a pancia in aria, quasi a offrirsi. In ogni caso non indietreggia quando lei ringhia. E si inseguono in giro per la casa dando luogo a battaglie inusuali.

Sono abbastanza fiduciosa che prima o poi ritorneranno ad essere confidenti l'uno nell'altro. Ma quanto ci vorrà? Ed è poi vero che Mozart odora diversamente? Certo, l'intervento subito è causa di un diverso assetto ormonale: ma è possibile che questo sia "sentito" immediatamente dall'altro gatto?

domenica 8 febbraio 2009

Storie Spaziali

C'è un blog che seguo da circa un anno: Storie Spaziali che sul sito "le Scienze" è tenuto da Claudia Di Giorgio. Lo seguo perchè mi sono occupata e mi occupo di strumenti scientifici per fare esperimenti di astrofisica dallo spazio, ma anche (direi soprattutto) perchè sono molto curiosa su tutto ciò che riguarda l'esplorazione e l'uso dello "spazio". Inoltre il taglio che l'autrice dà al suo blog è molto azzeccato a parer mio.  
Oggi ho trovato un post che mi ha lasciata ammutolita:  il Testamento Biologico dell'autrice, scritto come atto di testimonianza civile. Sono ammirata per la forza di questo gesto. Brava.

Raccontarsi o Raccontare ??

Raccontarsi......
Ho aperto questo blog per capire come il software di blogger.com fosse strutturato, poiché in questo ambiente è stato aperto il blog "Professione Astronoma" cui collaboro. Insomma l'ho aperto per prendere dimestichezza con lo strumento. Al momento di scegliere il titolo ho pensato "Perché no? Magari ci prendo gusto ad avere  un blog" e ho pensato che "raccontarsi" sia proprio l'essenza di un blog. Però poi non ho raccontato nulla, o meglio non ho raccontato nulla di me come il titolo prometteva.
Perchè?
Ci ho pensato a lungo e sono giunta alla conclusione che ci si può raccontare solo se si è profondamente egocentrici. Non riuscirei a parlare di me senza parlare delle persone che mi sono care o dei miei amici. E a che titolo spiattellare in pubblico i miei pensieri e le mie emozioni se non riguardano solo me?? 
Conosco personalmente uno scrittore che  scrive in modo chiaramente autobiografico. Nei suoi racconti la moglie, i figli, gli amici sono ben identificabili. Leggere le sue storie, ben scritte e pure interessanti, mi procura sempre un certo imbarazzo, perchè mi mette nelle condizioni di essere a conoscenza di fatti ed emozioni che dovrebbero restare privati. Mi sono sempre chiesta: come vive sua moglie il sapere che le incertezze della loro relazione coniugale sono di dominio pubblico?
Allora? 
Magari cambierò il titolo del blog: raccontare..... credo mi sia più consono.


venerdì 6 febbraio 2009

Cittadina del mondo....

Occuparsi di astronomia significa essere parte di un una comunità internazionale molto viva, avere amici e colleghi con cui interagisci giornalmente in diverse parti del mondo: Europa, USA, Cina, Russia, Giappone.. Significa viaggiare molto per conferenze, riunioni di lavoro e osservazioni con telescopi nei posti più reconditi (lontano dalle luci della civiltà). Significa soprattutto vivere la propria professione 24 ore al giorno.
Ma viaggiare molto, vivere in un contesto internazionale, tirare tardi la sera per un esperimento, per un dato che intriga o per scrivere un articolo, è cosa comune alla maggior parte degli scienziati.
Quindi? Cosa c’è di speciale in Professione Astronomo/a? Ogni astronomo/a avrà la sua spiegazione, e sono sicura che alcuni probabilmente pensano che non ci sia proprio nulla di speciale.

Sono arrivata a Fisica dal liceo classico, per voglia di occuparmi di cose che immaginavo più concrete degli studi letterari. Al terzo anno ho scelto Astronomia per curiosità. Quando ho iniziato la mia tesi di laurea, forse è stata proprio la dimensione internazionale del lavoro che mi ha colpito maggiormente. Era la metà degli anni 80 e si coglievano i frutti delle prime osservazioni con telescopi dallo spazio e i primi grandi telescopi da Terra. In molti altri campi della scienza - ad esclusione della Fisica - si era ancora molto chiusi nei laboratori locali.
Insomma, fin da subito ebbi la percezione che la professione dell’astronomo fosse un po’ speciale! Non smetti mai di imparare, scopri sempre cose nuove, impari a non dare niente per scontato, e in più ti fa sentire cittadino/a del mondo.

Voler diventare astronoma per sentirsi cittadina del mondo è quello che mi ha detto Nakisa, una giovane studentessa iraniana che ho incontrato la scorsa estate. Sentire dalla sua bocca parole che era state anche mie, non solo mi ha molto colpita, ma mi ha anche ricordato che lo studio dell’Universo da sempre è riuscito a a legare e far incontrare culture diverse.

Pubblicato originariamente su http://www.professioneastronoma.it